KALI NATURAL FOOD: la prima micro roastery di caffè nelle Marche
L’incontro con Elisabetta di Kalì caffè di Serra dei Conti (An), nasce come una chiacchera invece che davanti a un thè, a un buonissimo caffè e una fetta di torta di carote squisita.
Elisabetta viene dalla Calabria, poi si è trasferita a Torino, poi a Milano e poi è giunta, per adesso, nelle Marche. Ha voluto portare qui una parte della sua Calabria e della sua cultura di viaggiatrice di esperienze, qui nella regione dei plurali ha trovato il tempo lento che le mancava nella vita delle grandi città, non lo respirava più da anni di lontananza dalla sua Calabria. 
Il nome di Kali viene dal greco, dalla terra calda calabrese e significa “Buono”, questa parola vuole prendere tutte le sfumature della parola stessa: dal cibo, all’etica, alla cultura e la volontà di trasmetter sempre qualcosa di buono, come ha insegnato la nonna amata, che Elisabetta porta nel cuore anche in questo progetto insieme a Stefano, il suo compagno.
Anche la passione della cucina di Elisabetta viene dalla terra natia del sud, anche se la sua formazione nasce in tutt’altro settore, quello del restauro.
La dedizione per la cucina la porta a fare sia un’esperienza a Torino dove si trasferisce e in seguito a una pausa legata alla maternità, un’avventura in una delle pasticcerie storiche di Torino, Pace e Stratta.
Qui sviluppa il suo amore per la pasticceria, soprattutto quella di tradizione francese.
Dopodiché si trasferisce a Milano e inizia a lavorare in un locale sui Navigli e si appassiona al caffè, grazie anche a corsi che le vengono pagati dal suo datore di lavoro.
Ma la passione è talmente accesa in lei che inizia a fare vari corsi di formazione a sue spese e decide di lavorare in una caffetteria. Nel 2016 inizia a fare le competizioni nazionali di brewers cup ( caffè filtro estratto manualmente) e viaggiare in piantagione fino al 2018, ma poi lascia per la troppa competizione e tensione nel settore, che non sente sua. Ma rimane l’amore per il caffè.
A Milano rimane fino al 2019 in uno specialty coffee e lì nel bar viene promossa a roaster, e inzia a tostare il caffè.
Ma torniamo ai nostri gironi a Kalì, a Serra dei Conti.
Qui hanno deciso di dividersi le tostature tra lei e il marito Stefano, lui si occupa delle tostature di blend, lei degli specialty, perché qui può spaziare di più nella sperimentazione creativa.
Per la scelta dei caffè mantiene un contatto con alcune piantagioni tramite Slowfood in Indonesia, altrimenti è in connessione con un crudista di fiducia, che compra all’asta il caffè crudo e lo importa.
Elisabetta non crede nel caffè bio, perchè è difficile che il caffè verde sia incontaminato anche nel viaggio, che può essere lunghissimo, ci possono essere problemi nel viaggio, blocchi e tutta una serie di imprevisti. Inoltre i caffè possono provenire dove c’è più accesso ai pesticidi che ai farmaci e ci sono i controlli degli USA.
Molte farm nei paesi di origine del caffè si stanno specializzando negli specialty, per cui la qualità è maggiore, la produzione meno elevata, ma è maggiore la resa.
I maggiori acquirenti ad oggi di caffè di qualità sono i paesi asiatici e il Kuwait, che comprano la primissima materia eccellente.
Dalle parole di Elisabetta si evince che l’arrivo nelle Marche l’ha messa molto in discussione, la pervade una sensazione se si possa sentire o meno nel posto giusto.
Le manca sicuramente la città grande con più stimoli, soprattutto d’inverno, anche perché l’entroterra non è molto attivo.
Con il tempo, dopo i primi mesi davvero duri, lei e Stefano, hanno iniziato a fare amicizia, con più difficoltà hanno legato con le persone del luogo, hanno trovato molta resistenza, diffidenza.
All’inizio c’è stata più facilità con persone esterne o con gli “stranieri”, poi mano sono riusciti ad entrare in contatto con qualche serrano e in seguito sono nate proprio grandi amicizie, vere, famigliari. Sono nate amicizie con persone come il sindaco di Serra e con il presidente della festa della Cicerchia; sono persone con una visione ampia e che gli hanno permesso di migliorare la permanenza nel territorio.
A dimostrazione di ciò nel 2025 Elisabetta è riuscita ad avere una sua “cantinetta” ( durante la festa della Cicerchia ) per Kalì con i suoi caffè e dolci vegani a base di cicerchia e questa l’ha resa molto felice.
Ha proposto due momenti di accoglienza di sapori con un brunch e una merenda per bambini.
Si respira sul territorio per Elisabetta e suo marito una difficoltà, a confronto con la mentalità media sul concetto di “collaborazione” e sul dare peso al riconoscere la competenza dell’altro senza averne paura, senza che questo levi nulla poi a sé in fondo. Il pezzo diverso che non è in competizione ma arricchisce solo il territorio, soprattutto se si danza assieme.
Nella chiacchierata con Elisabetta si capisce che la prospettiva di investimento nel settore della ristorazione e della caffetteria è rappresentata da una diminuzione della spesa media dei clienti.
Lo stanno notando anche da Kali, osservando i dati nel passare degli anni, c’è una diminuzione della spesa e delle abitudini di consumo.
E con questo ci devono fare i conti anche loro, nelle loro riflessioni.
I pranzi nei bar stanno sparendo ad esempio, la grande distribuzione interviene con proposte a basso costo da delivery e questo fa gola alla domanda di una società dove sta sempre più sparendo il cliente medio, i costi della vita sono aumentati, gli stipendi sono rimasti uguali.
O ci sono clienti che possono spendere davvero o c’è chi non può più farlo.
Anche da Kalì ci sono clienti che vengono e acquistano una tantum per provare, oppure ci sono clienti fissi. Oppure c’è chi compra fisso un certo prodotto e sceglie la qualità e non bada a spese. 
C’è uno zoccolo duro di persone che non capisce il valore della qualità, oltre il costo che sempre cattura; si sottolinea un problema in una certa fascia di target nel aver perso il gusto nel palato.
Nel negozio di Kali’ i ragazzi hanno deciso di avere una sorta di dispensa di prodotti con un’offerta di come li potresti trovare in una dispensa di casa, dove ci sono sia trasformati della terra natia calabrese, realizzati dalla materia prima della terra di famiglia e poi c’è spazio anche per micro produzioni, micro aziende agricole che producono chicche davvero eccellenti, che possono farti viaggiare tra i sapori nascosti, che quasi non si conoscono più.
Sono tutti prodotti assaggiati e testati da loro o da clienti di fiducia.
La scelta del luogo dove nasce Kalì a Serra dei Conti, è stata fatta da Stefano casualmente. Lui è di queste parti di origini, la mamma è di Palazzo di Arcevia mentre il padre è milanese; Stefano ha eredeitato dalla famiglia materna una casa che è un vecchio mulino, in mezzo al verde, immerso nella natura.
Il verde è anche il Colore che rappresenta Elisabetta. Infatti nel locale il verde è presente e rigoglioso.
Viaggiando sulle nuvole del futuro, i progetti in cui si vede sono con una prospettiva a tre anni, con una possibilità più dinamica, con la speranza di avere più passaggio di persone, non vuole pensarsi in una dimensione in cui si debba stare ad aspettare le persone.
Le piacerebbe mantenere la sede di Kalì per la produzione e magari avere un punto vendita sul mare dove poter stare più a contatto con il pubblico anche proveniente da altri parti del mondo.
Aprendoci poi a riflessioni in generale nota una certa difficoltà territoriale nell’innovazione, soprattutto nell’evoluzione nella tipologia di locali, c’è bisogno di non perpetuare con una modalità che sia solo territoriale, che promuova spesso la solo radice marchigiana.
La gente ora assaggia molto di più il cibo, i giovani di oggi sono più evoluti e ricercano di più rispetto alle generazioni con palati comprati dalla grande distribuzione o discount. 
Elisabetta e Stefano puntano a un’evoluzione di tipo più nordica dell’attività e a un target alto di clientela, acculturato, che si voglia informare e formare su ciò che assaggiano, che voglia comprendere le etichette, che voglia capire cosa c’è dietro a quello che si mangia.
L’incontro da Kalì natural food con Elisabetta è stato davvero piacevole, ricco di spunti e disponibilità nel raccontarsi e nel condividere una ricca esperienza di vita che ha portato al progetto odierno per quello che è.
E il mio consiglio è quello di seguire questa coppia sui loro canali social e sito web per prima cosa, ma il secondo consiglio che vi do è quello di passarli a trovare in negozio o partecipare agli eventi che organizzano in sede o quelli a cui partecipano.
Grazie Elisabetta la tua generosità d’animo narrativa mi ha fatto viaggiare con te e mi ha fatto scoprire cosa si nasconde dietro un progetto del genere, cosa porta a crearlo e cosa rende ognuno di queste realtà uniche. Grazie a Elisabetta e Stefano per il vostro coraggio.




















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