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KALI NATURAL FOOD: la prima micro roastery di caffè nelle Marche

L’incontro con Elisabetta di Kalì caffè di Serra dei Conti (An), nasce come una chiacchera invece che davanti a un thè, a un buonissimo caffè e una fetta di torta di carote squisita.

 

Elisabetta viene dalla Calabria, poi si è trasferita a Torino, poi a Milano e poi è giunta, per adesso, nelle Marche. Ha voluto portare qui una parte della sua Calabria e della sua cultura di viaggiatrice di esperienze, qui nella regione dei plurali ha trovato il tempo lento che le mancava nella vita delle grandi città, non lo respirava più da anni di lontananza dalla sua Calabria.

 

Il nome di Kali viene dal greco, dalla terra calda calabrese e significa “Buono”, questa parola vuole prendere tutte le sfumature della parola stessa: dal cibo, all’etica, alla cultura e la volontà di trasmetter sempre qualcosa di buono, come ha insegnato la nonna amata, che Elisabetta porta nel cuore anche in questo progetto insieme a Stefano, il suo compagno.

 

Anche la passione della cucina di Elisabetta viene dalla terra natia del sud, anche se la sua formazione nasce in tutt’altro settore, quello del restauro.

 

La dedizione per la cucina la porta a fare sia un’esperienza a Torino dove si trasferisce e in seguito a una pausa legata alla maternità, un’avventura in una delle pasticcerie storiche di Torino, Pace e Stratta.

Qui sviluppa il suo amore per la pasticceria, soprattutto quella di tradizione francese.

 

Dopodiché si trasferisce a Milano e inizia a lavorare in un locale sui Navigli e si appassiona al caffè, grazie anche a corsi che le vengono pagati dal suo datore di lavoro.

Ma la passione è talmente accesa in lei che inizia a fare vari corsi di formazione a sue spese e decide di lavorare in una caffetteria. Nel 2016 inizia a fare le competizioni nazionali di brewers cup ( caffè filtro estratto manualmente) e viaggiare in piantagione fino al 2018, ma poi lascia per la troppa competizione e tensione nel settore, che non sente sua. Ma rimane l’amore per il caffè.

A Milano rimane fino al 2019 in uno specialty coffee e lì nel bar viene promossa a roaster, e inzia a tostare il caffè.

 

Ma torniamo ai nostri gironi a Kalì, a Serra dei Conti.

 

Qui hanno deciso di dividersi le tostature tra lei e il marito Stefano, lui si occupa delle tostature di blend, lei degli specialty, perché qui può spaziare di più nella sperimentazione creativa.

Per la scelta dei caffè mantiene un contatto con alcune piantagioni tramite Slowfood in Indonesia, altrimenti è in connessione con un crudista di fiducia, che compra all’asta il caffè crudo e lo importa.

Elisabetta non crede nel caffè bio, perchè è difficile che il caffè verde sia incontaminato anche nel viaggio, che può essere lunghissimo, ci possono essere problemi nel viaggio, blocchi e tutta una serie di imprevisti. Inoltre i caffè possono provenire dove c’è più accesso ai pesticidi che ai farmaci e ci sono i controlli degli USA.

 

Molte farm nei paesi di origine del caffè si stanno specializzando negli specialty, per cui la qualità è maggiore, la produzione meno elevata, ma è maggiore la resa.

I maggiori acquirenti ad oggi di caffè di qualità sono i paesi asiatici e il Kuwait, che comprano la primissima materia eccellente.

 

Dalle parole di Elisabetta si evince che l’arrivo nelle Marche l’ha messa molto in discussione, la pervade una sensazione se si possa sentire o meno nel posto giusto.

Le manca sicuramente la città grande con più stimoli, soprattutto d’inverno, anche perché l’entroterra non è molto attivo.

 

Con il tempo, dopo i primi mesi davvero duri, lei e Stefano, hanno iniziato a fare amicizia, con più difficoltà hanno legato con le persone del luogo, hanno trovato molta resistenza, diffidenza.

 

All’inizio c’è stata più facilità con persone esterne o con gli “stranieri”, poi mano sono riusciti ad entrare in contatto con qualche serrano e in seguito sono nate proprio grandi amicizie, vere, famigliari. Sono nate amicizie con persone come il sindaco di Serra e con il presidente della festa della Cicerchia; sono persone con una visione ampia e che gli hanno permesso di migliorare la permanenza nel territorio.

A dimostrazione di ciò nel 2025 Elisabetta è riuscita ad avere una sua “cantinetta” ( durante la festa della Cicerchia ) per Kalì con i suoi caffè e dolci vegani a base di cicerchia e questa l’ha resa molto felice.

Ha proposto due momenti di accoglienza di sapori con un brunch e una merenda per bambini.

Si respira sul territorio per Elisabetta e suo marito una difficoltà, a confronto con la mentalità media sul concetto di “collaborazione” e sul dare peso al riconoscere la competenza dell’altro senza averne paura, senza che questo levi nulla poi a sé in fondo. Il pezzo diverso che non è in competizione ma arricchisce solo il territorio, soprattutto se si danza assieme.

 

Nella chiacchierata con Elisabetta si capisce che la prospettiva di investimento nel settore della ristorazione e della caffetteria è  rappresentata da una diminuzione della spesa media dei clienti.

Lo stanno notando anche da Kali,  osservando i dati nel passare degli anni, c’è una diminuzione della spesa e delle abitudini di consumo.

E con questo ci devono fare i conti anche loro, nelle loro riflessioni.

I pranzi nei bar stanno sparendo ad esempio, la grande distribuzione interviene con proposte a basso costo da delivery e questo fa gola alla domanda di una società dove sta sempre più sparendo il cliente medio, i costi della vita sono aumentati, gli stipendi sono rimasti uguali.

O ci sono clienti che possono spendere davvero o c’è chi non può più farlo.

Anche da Kalì ci sono clienti che vengono e acquistano una tantum per provare, oppure ci sono clienti fissi. Oppure c’è chi compra fisso un certo prodotto e sceglie la qualità e non bada a spese.

 

C’è uno zoccolo duro di persone che non capisce il valore della qualità, oltre il costo che sempre cattura; si sottolinea un problema in una certa fascia di target nel aver perso il gusto nel palato.

 

Nel negozio di Kali’ i ragazzi hanno deciso di avere una sorta di dispensa di prodotti con un’offerta di come li potresti trovare in una dispensa di casa, dove ci sono sia trasformati della terra natia calabrese, realizzati dalla materia prima della terra di famiglia e poi c’è spazio anche per micro produzioni, micro aziende agricole che producono chicche davvero eccellenti, che possono farti viaggiare tra i sapori nascosti, che quasi non si conoscono più.

Sono tutti prodotti assaggiati e testati da loro o da clienti di fiducia.

La scelta del luogo dove nasce Kalì a Serra dei Conti, è stata fatta da Stefano casualmente. Lui è di queste parti di origini, la mamma è di Palazzo di Arcevia mentre il padre è milanese; Stefano ha eredeitato dalla famiglia materna una casa che è un vecchio mulino, in mezzo al verde, immerso nella natura.

 

Il verde è anche il Colore che rappresenta Elisabetta. Infatti nel locale il verde è presente e rigoglioso.

Viaggiando sulle nuvole del futuro, i progetti in cui si vede sono con una prospettiva a tre anni, con una possibilità più dinamica, con la speranza di avere più passaggio di persone, non vuole pensarsi in una dimensione in cui si debba stare ad aspettare le persone.

Le piacerebbe mantenere la sede di Kalì per la produzione e magari avere un punto vendita sul mare dove poter stare più a contatto con il pubblico anche proveniente da altri parti del mondo.

 

Aprendoci poi a riflessioni in generale nota una certa difficoltà territoriale nell’innovazione, soprattutto nell’evoluzione nella tipologia di locali, c’è bisogno di non perpetuare con una modalità che sia solo territoriale, che promuova spesso la solo radice marchigiana.

La gente ora assaggia molto di più il cibo, i giovani di oggi sono più evoluti e ricercano di più rispetto alle generazioni con palati comprati dalla grande distribuzione o discount.

 

Elisabetta e Stefano puntano a un’evoluzione di tipo più nordica dell’attività e a un target alto di clientela, acculturato, che si voglia informare e formare su ciò che assaggiano, che voglia comprendere le etichette, che voglia capire cosa c’è dietro a quello che si mangia.

L’incontro da Kalì natural food con Elisabetta è stato davvero piacevole, ricco di spunti e disponibilità nel raccontarsi e nel condividere una ricca esperienza di vita che ha portato al progetto odierno per quello che è.

E il mio consiglio è quello di seguire questa coppia sui loro canali social e sito web per prima cosa, ma il secondo consiglio che vi do è quello di passarli a trovare in negozio o partecipare agli eventi che organizzano in sede o quelli a cui partecipano.

Grazie Elisabetta la tua generosità d’animo narrativa mi ha fatto viaggiare con te e mi ha fatto scoprire cosa si nasconde dietro un progetto del genere, cosa porta a crearlo e cosa rende ognuno di queste realtà uniche. Grazie a Elisabetta e Stefano per il vostro coraggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Azienda agraria Antonio Triomfi Honorati, radici storiche che camminano nel futuro.

A volte capita di entrare in contatto con realtà che sanno di profumo di casa, che hanno i colori del voler fare bene, del rendere più bello quello che respiriamo, mangiamo e creiamo attorno a noi.

Queste sono le sensazioni che ho percepito tutte le volte che sono venuta in azienda Trionfi Honorati, prima come cliente e poi ora come penna narratrice.

La scelta di parlare di loro è arrivata forte dopo l’incontro con Antonio Trionfi Honorati.

LA STORIA FAMIGLIARE

Antonio nel 2000 decide di lasciare Roma, sua città adottiva dove ha svolse fino ad allora l’attività di architetto, per tornare nelle Marche ed affiancare il padre nella gestione dell‘azienda di famiglia.

La famiglia Trionfi Honorati è una famiglia storica di Jesi, partendo dal nonno di Antonio, il marchese Antonio che avviò un processo innovativo nella nodernizzazione delle macchine agricole e nell’imbottigliamento del latte appena munto. Il padre di Antonio, Giuseppe è stato il creatore della Tre Valli, una realtà produttiva all’avanguardia nel territorio marchigiano.

Negli anni 2000 all’allevameno bovino iniziò ad integrare quello bufalino per la produzione casearia. Cosa che poi è stata portata avanti anche nel rientro nelle Marche di Antonio, l’ulitmo erede della famiglia.

ANTONIO E LA SUA EVOLUZIONE AZIENDALE

Ma lui ha portato ancora più avanti l’innovazione in azienda sia con l’introduzione di culture alternative a livello agronomico come il cece nero, il farro monococco e la canapa sia nell’impiego della canapa nel primo esempio al moondo di bioedilizia, con la realizzazione di una casa. Casa oggi sede di un piccolo museo della canapa, luogo dove è possibile comprare i prodotti realizzati da Antonio nella sua parte di azienda.

Perchè l’azienda è stata suddivisa in due parti tra Antonio e la sorella Giulia.

Antonio si occupa dell’allevamento delle bufale, dell’agricoltura biosostenibile e la trasformazione dei prodotti da essi derivati, oltre che alla parte artistica e di accoglienza.

La sorella gestisce con i suoi collaboratori il caseificio “Agricola Piandelmedico” e spaccio di prodotti caseari derivati dall’allevamento in azienda, ma non solo. E’un punto vendita dove poter fare spese di prodotti di qualità anche in rete con altre aziende del territorio, ci sono anche panificati prodotti in loco.

E’ possibile fare merende e aperitivi con i prodotti presenti in spaccio. Inoltre Agricola Piandelmedico partecipa con un furgoncino a mercati settimanali nel territorio circostante.

Si possono anche fare aperitivi e degustazioni da Antonio a base di carne di bufala e salumi, durante la bella stagione nel foodtruck vicino al museo della canapa, dove c’è anche lo shop dei prodotti realizzati dalla carne di bufala, dalla produzione di canapa e dai cereali.

Ci sono tante cose interessanti nell’azienda agraria Trionfi Onorati.

Partiamo dalla filiera corta che viene qui realizzata davvero, senza illusioni. Gli animali vengono alimentati con materie autoprodotte, senza mangimi. L’energia è prodotta grazie a pannelli solari presenti sulle stalle e il letame prodotto dagli animali, viene poi utilizzato come fertilizzante nei campi per le colture prodotte. 

L’azienda ha un impianto fotovoltaico grazie a pannelli che coprono tutti gli ex tetti delle stalle in eternit; ciò permette di poter contare sull’energia prodotta qui a livello aziendale e quella rimanente viene rimessa in rete.

La produzione agricola si sviluppa su circa 200 ettari, di cui la maggior parte viene usata per l’alimentazione degli animali allevati, ma il restante dei terreni vengono impiegati nella coltura di cereali e di colture di qualità rara, tra cui la canapa che è una delle protagoniste regie della commercializzazione e della qualità che viene creata. I prodotti alimentari o di cosmetica possono essere acquistati sia sul canale ecommerce del sito web che nel punto vendita, nella casa di canapa.

Tra i prodotti più richiesti ci sono gli insaccati di carne di bufala; questi vengono negli ultimi anni confezionati per la vendita in una realtà di Visso (Mc). La carne di bufala ha un buon apporto nutrizionale, è ricca di ferro. La degustazione che ho fatto in primavera in azienda di carne di bufala, mi ha fatto scoprire un mondo di genuinità e gustosità deliziosa.

Uno dei protagonisti delle scelte produttive di Antonio applicate in azienda è stata sicuramente la coltura della canapa. Nel 2010 quando ha iniziato con la canapa, aveva il terzo campo in Italia a livello di estensione.

La canapa sativa viene coltivata principalmente per l’estrazione dell’olio, ricco di Omega 3 e Omega, un vero rimedio prezioso per prevenire e affrontare molte patologie.

I prodotti a base di canapa a livello alimentare sono adatti a chi vuole condurre una alimentazione sana, per chi ha intolleraza al glutine è adatta, ma anche per i vegetariani e vegani è ricca di proteine naturali, può essere considerato un “super food”.

La canapa è ancora poco diffusa nell’alimentazione occidentale, ma dalla spremitura dei suoi semi si può produrre sia olio che farina, entrambi di colori un po’ più scuri del solito, ma adatti a realizzare molti alimenti o condirne. Inolte le proprietà contenuti nei trasformati dalla canapa, sono ricchi di vitamine fondamentali ( B1, B2, B6, D ed E), sali minerali, potassio e fosforo.

La coltivazione della canapa era diffusa nell’area del Piceno. La pianta veniva seminata all’inizio della primavera e si raccoglieva a partire dalla fine di giugno ai primi di settembre. Si estirpavano per prime le piante maschio e per ultime le piante femmine che portano i semi.

La canapa è protagonista sia nei prodotti alimentari che cosmetici, oltre che essere in prima visione nella casa della canapa in tutte le sue potenzialità. Nella casa della canapa, museo della canapa, potete trovare tutti i giorni Antonio e la sua collaboratrice Tania pronti a soddisfare le vostre richieste e necessità.

In azienda ad Antonio piace anche organizzare eventi con le scuole o con compagnie teatrali territoriali.

Insomma nell’Azienda agraria Trionfi Honorati entri nella platea di uno spettacolo green dove tante sfumature vengono coinvolte e hanno un posto sul palco. Un palco che ha come parole chiavi incise: etica, qualità, senso della comunità, attenzione per l’ambiente e per quello che sarà nel futuro prossimo, innovazione, ricerca e genuinità.

Grazie Antonio e Tania per la disponibilità e la generosità del pomeriggio trascorso in azienda, siete un luogo dove tornare e ritornare per aprire la mente, il corpo e il palato a un salto di qualità, la qualità delle cose studiate, create e condivise con la testa e con il cuore.

Miele Marinangeli, la poesia scritta nel sogno le mani di un miele di qualità.

Questa volta vi voglio narrare di una storia aziendale dolce, dove il miele e le api di Lorenzo sono le protagoniste. La nostra storia è ambientata nelle Marche, a Monte San Vito (An).

Lorenzo Marinangeli è sicuramente un coraggioso essere umano che produce miele, mettendo al primo posto il benessere delle api ed il rispetto per l’ambiente.

 

Dopo una laurea triennale in Economia del Territorio e del Turismo, ha deciso di cambiare settore e dal 2010 si occupa di miele e di api, con dedizione, passione e sperimentazione, cercando di ottenere prodotti di qualità.

La passione per le api nasce per pura casualità, sicuramente in un momento di ricerca, soprattutto interiore.

Mi ha confidato però di aver avuto in famiglia uno zio che produceva miele per “casa” parecchi anni addietro.

Successivamente, ha avuto modo di apprendere le tecniche necessarie per affrontare un lavoro così difficile da un apicoltore professionista molto in gamba.

La produzione di miele in questi anni è cambiata, di solito si iniziava ad Aprile per proseguire poi tutta l’estate; successivamente, per problemi legati al clima e non solo, queste condizioni si sono stravolte e hanno obbligato gli apicoltori a modificare, nel tempo e nelle metodologie, le operazioni di raccolto delle varie fioriture.

La sua rete di alveari ha una distribuzione sul territorio abbastanza ampia, perché la sede principale è a Monte San Vito, ma arriva fino ad Acquasanta Terme nell’ascolano, nelle zone costiere del senigalliese e nel primo entroterra marchigiano, nei comuni di Mergo, Rosora e limitrofi.

In base al tipo di miele che vuole produrre, sceglie delle zone salubri per fare prendere la “residenza” alle sue api per l’impollinazione.

Ha circa cinquecento alveari per la produzione di miele e altri prodotti dell’apicoltura.

La tipologia di miele dipende dal periodo dell’anno e dal territorio in cui viene raccolto.

Ci sono poi le indagini chimiche che si possono fare per capire la composizione del miele.

Il nettare, che successivamente le api trasformeranno in miele, viene raccolto dai fiori; la melata invece è data da quello che vediamo di appiccicoso sugli arbusti e/o sulle piante, quella è la melata o miele di melata.

Il miele è composto principalmente da due zuccheri semplici: fruttosio e glucosio; più alta è la percentuale di fruttosio più il miele tende ad assumere anche nel tempo una consistenza liquida (acacia e castagno su tutti).

Il miele non ha una vera data di scadenza, bensì un termine massimo per il suo consumo, che tendenzialmente si aggira intorno ai ventiquattro mesi dalla data di produzione; dipende poi da come viene conservato, il miele infatti odia la luce e le temperature troppo elevate.

Durante la mia visita aveva miele di castagno, acacia, millefiori e aceto di miele.

Una volta raccolto il miele, lo porta nel laboratorio a Monte San Vito dove ha tutti macchinari per la sua estrazione e confezionamento. Inoltre, produce aceto di miele; un prodotto mai assaggiato prima, gustoso ed interessante!

Viene prodotto a partire da una miscela di acqua e miele con l’aiuto di lieviti e batteri acetici; ci tiene a precisare che l’aceto prodotto in maniera artigianale impiega circa diciotto mesi di tempo per essere pronto. Lorenzo mi ha raccontato durante il nostro incontro che l’aceto di miele è stato il primo aceto ad essere creato dall’essere umano nell’antichità, il che lo avvale di un valore aggiunto e di un fascino ancestrale

 

Lorenzo è una persona umile che si considera uno che deve ancora imparare, che ha ancora molto da fare; è uno dei pochi sul territorio che lavora e si impegna in maniera anticonvenzionale.

Non è molto orientato al modello di comunicazione odierna, che sfrutta in maniera sistematica i social media; lui è più per il passaparola, per i contatti umani sinceri, per il lavorio quasi segreto ed instancabile.

Questo per lui non è un limite, ma una scelta.

Una scelta dedicarsi solo alle sue api, vederle cambiare nel tempo, affrontare insieme a loro le stagioni ed i cambiamenti.

Insomma, una sorta di altra famiglia per lui. Di grande affetto.

Io consiglio di visitare il sito web dell’azienda (www.apicolturamarinangeli.it) e di andarlo a trovare, perché la specialità è sempre nell’incontro, nello scambio di sguardi, nelle strette di mano e nel feeling a pelle e Lorenzo lascia tutte buone sensazioni addosso, merita un articolo di Blog, merita di essere promosso.

Affinità gustative, Claudia e il fascino del borgo di Mondavio

 

Affinità gustative. Quando ho saputo dell’esistenza di questa realtà mi sono chiesta da dove originasse questo nome. Quando ho conosciuto Claudia a Mondavio (Pu) ho capito cosa volesse dire questa parola.

L’affinamento di formaggio in questa realtà è sinomino di creazione artigianale, di esaltazione del territorio e della tradizione, sa di famiglia, di identità, di consapevolezze territoriali, sa di memoria da incesellare.

Claudia ha impresso i suoi primi passi in questa attività artgianale, come piace chiamarla a lei, circa dieci anni fa. Ma la sua storia legata a questo settore nasce molto tempo prima, risale ai tempi dell’azienda familiare dei suoi genitori, tempi che profumano e hanno i colori della sua infanzia e adolescenza.

CLAUDIA DI AFFINITA’ GUSTATIVE

I suoi genitori avevano una piccola realtà familiare a Orciano, dove producevano tutto in loco, partendo dall’allevamento, dalla produzione di latte che poi vendevano. Ma la saggia mamma di Claudia ebbe la brillante idea di provare a produrre formaggi negli anni ’90 nella loro stessa azienda, mettendosi in gioco e arrivando a vendere il prodotto finale del loro sacrificio pieni di sogni e coraggio. Prima è partita in sordina, poi mano mano si è specializzata ed è migliorata la qualità e la sperimentazione.

Claudia è proprio lì, immersa tra quegli odori, sacrifici, progetti famigliari che ha seminato in sé la sua “arte affinatoria”,a fianco della sua mamma ha rubato le tecniche, che lei stesso applica nella realizzazione dei formaggi tradizionali, cosiddetti Pat ( produzione agroalimentare tradizionale).

E dove ha scelto di affinare le sue creature Claudia?

In una grotta del 1400, dove manipola formaggi misti e pecorini semistagionati.

Affinità gustative non ha l’obiettivo di realizzare una produzione industriale, non ha celle frigo, ma maneggia formaggi al di sopra dei due mesi (semistagionati appunto), perchè sono misti e affinati come la tradizione contadina ha trasmesso oralmente.

Nel territorio circonstante vigeva la mezzadria e solitamente per i contadini, la produzione che restava nelle famiglie era frutto di sostentamento. I formaggi lo erano e spesso in primavera quando il gregge andava al pascolo e veniva prodotto più latte nel ritmo naturale della stagionalità, poteva diventare materia prima per produrli. Solo che le temperature calde potevano essere antagoniste della stagionatura, per cui capirono che nelle cantine, che quasi tutte le famiglie avevano per tenere il vino, le botti potevano diventare dei contenitori per far stagionare i formaggi.
Utilizzando le botti o le orci di terracotta, all’interno delle quali i formaggi venivano stagionati con l’aiuto di foglie, che potevano essere di noce, o di castagno, o lo stesso vino.

In base alla disponibilità nella famiglia venivano realizzati e da qui riparte Claudia, grazie anche al sapere tradizionale che si è tramandato da racconto ad ascolto.

Ha scelto di affinare i formaggi di latte crudo, volutamente scelto così, in otto tipologie in grotta; inizia l’affinamento di formaggio di 15-20 giorni, in cui si caratterizzano, con i propri profumi, l’ aromaticità. Dai 60 giorni in poi è commercializzabile, naturalmente pìù la stagionatura è maggiore, maggiori saranno le differenze e le personalizzazioni.

I formaggi di Affinità come dice Claudia, sono da spiegare, contestualizzare, perchè non sono formaggi esteticamente perfetti come quelli che siamo abituati a vedere nei supermercati. Ma sono formaggi realizzati in una grotta di tufo del 1400, in un borgo con una rocca di carattere, realizzata dalla dinastia della Rovere, famiglia nobile che in quel periodo governava la zona.

Claudia è consapevole di essere in una cornice turistica accogliente e con l’orgoglio del suo territorio comprende il valore aggiunto che ha la sua creatura, sia per attirare turisti al suo prodotto, sia per aprire le porte al suo borgo ai suoi clienti.

C’è la possibilità di fare visite guidate nel laboratorio di Affinità e in seguito degustazione assaporando non solo i formaggi qui creati, ma comprendendo anche come l’artigianalità casearia di questa donna sia giunta a quel tipo di luogo, esattamente lì.

 

E’ confortante sentire dalle sue parole che la Regione Marche sia interessata a preservare le produzioni artigianali casearie e abbia portato avanti delle deroghe anche per l’ambiente di lavoro che lei ha nella grotta.

Mantenere la nicchia è un valore aggiunto, salvaguardarsi nella propria specificità, garantendo una certa qualità.

L’animo di Claudia artista, oltre alla genetica, nasce anche nella sua formazione scolastica. Claudia ha frequentato l’istituto d’arte, la sua aspirazione era realizzare cartoni animati.

Non è riuscita in questo sogno, ma è riuscita a crearne un altro. Non è riuscita per ora a creare il formaggio a forma di limone come la mamma, ma ha recuperato altre forme d’arte.

Claudia si sente rappresentata da colori e profumi esotici, tipo la vaniglia delicata.

Emerge tra le sue parole la sua difficoltà nel fare rete, tra tutti gli impegni che si hanno in un’attività, il tempo e le energie da impiegare sono tante, ma ci si prova a suggerire, segnalare altri attori e attrici del circondario, cercando di intessere legami, circoli di turismo che facciano venire voglia di restare proprio lì, tra i borghi come Corinaldo, Pergola, Mondolfo, Fratterosa, Castelleone di Suasa, tra le aziende di nicchia, tra chi fa accoglienza, tra chi prova a creare luce che metta in risalto le sfumature molteplici.

L’incontro con Claudia è stato un abbraccio disegnato tra i ricordi, gli odori della consapevolezza del valore di ciò che crea e l’umanità di chi cerca di rimanere radicato ad un sogno che ha saputo seminare con costanza, sacrificio e passione. Vi consiglio di andare a conoscerla e assaggiare tutte le affinità che vi saprà far conoscere, ognuna ha la sua narrazione gustativa speciale.

La Rocca di Mondavio

Il teatro di Apollo di Mondavio