Laboratorio esperienziale a base di biscotti e pane: ecco Ceglie Messapica a tavola con amore

 

Se c’è una cosa che ho imparato a capire di un territorio  è che la cosa migliore che puoi fare per capirlo è tramite chi lo vive, stando con loro, con le loro abitudini, i loro racconti, le loro storie, i sorrisi, le problematiche e perché no le loro ricette, come in questo caso.

Ho passato qualche giorno in Val d’Itria, in Puglia, nel territorio brindisino famosa per i trulli diffusi nella campagne, gli ulivi secolari, la terra rosa, i borghi graziosi in pietra bianca, la cortesia della gente brindisina, la luce in cielo che irradia tutto e il mare cristallino della costa adriatica tra oasi naturali e natura meravigliosa.

Ostuni (Br)

In questi giorni di un Ottobre estivo, ho potuto godere di giornate bellissime, esplorando il territorio, i borghi come Ostuni, Locorotondo, Cisternino e Ceglie Messapica, dove ho pernottato.

Locorotondo (Br)

Ceglie Messapica è davvero incantevole, merita di essere visitata con i suoi vicoli storici, la gente sempre con il sorriso in viso e i prodotti locali da assaggiare come il panino cegliese e i biscotti cegliesi.

Ceglie Messapica (Br)

Molti dei prodotti della tavola di Ceglie sono prodotti presidio Slow Food.

La mia curiosità, che mi muove sempre, era intenzionata a mettersi alla prova con un laboratorio, dove potesse essere possibile mettere le mani in “pasta” e realizzare qualche prodotto territoriale.

Sono riuscita a trovare la situazione adatta grazie all’aiuto di una cara amica, Daniela Trisolino, architetta creatrice dello spazio Isa a Ceglie e presidente del presidio Libera del paese da poco. Tramite i suoi contatti è riuscita a trovare una situazione famigliare in cui fare un laboratorio a casa di massaie meravigliose cegliesi.

Il turismo esperienziale lì ha preso piede, il contatto con le persone del territorio hanno dato a uno spazio in cui si è prodotto pane e biscotti, una connotazione piacevolissima.

E ora passiamo a cosa è stato prodotto: pane di semola condito con semi naturali misti e i biscotti di Ceglie Messapica, prodotto presidio Slow food.

Le insegnanti del laboratorio sono state Elvira e Anna, cegliesi doc.          

Anna

Luogo del momento di condivisione culinaria è stato a casa di Elvira, nella sua depandance bellissima piena di luce e di sensazioni amorevoli.

Siamo partite dal produrre del buonissimo pane con semola pugliese e semi di vario genere per condirlo, il tutto condotto dalle abili mani di Anna Vitale, che è l’esperta” del produrre il pane cegliese, il tutto condotto con amore; le sue mani creavano, impastavano, davano forma  a tre forme di pane che poi sono state messe a lievitare.

Il pane in lievitazione

Siamo passati poi ai  biscotti cegliesi, gustosissimi e che rendono merito a Ceglie Messapica sulla tavola in tutto il territorio della Val d’Itria.

Questi biscotti non sono solo deliziosi ma parlano nella preparazione e poi nel palato dei prodotti del brindisino e della Puglia.

Le mandorle

La base dei biscotti sono le mandorle, che vengono in parte tostate e macinate  a mano con la bottiglia per trasformarle nella farina di mandorle, la base dei biscotti.

Sui biscotti l’esperta era Elvira, che ci ha seguito e amorevolmente insegnato i suoi segreti. Le mandorle erano dei mandorli della campagna della famiglia di Elvira, quindi biologiche del tutto.

Dopo la macinatura delle mandorle, si aggiunge all’impasto da lavorare del succo di limone, un bicchiere di caffè, uno di liquore Strega, un po’ di zucchero e delle uova.

Il tutto viene impastato a mano e lavorato fino a che si arriva a dare forma ai biscotti, realizzando dei cordoni che allungati come un salame a due a due diventano il “sopra” e “sotto” del biscotto.

In una delle due parti viene incavata una parte per fare spazio alla marmellata di ciliegie o amarene, in questo caso marmellata fatta in casa, e  che ve lo dico a fare era squisita.

Una volta messa la marmellata, la parte sottostante viene ricoperta con la parte simmetrica sopra, il tutto viene compattato e si tagliano i pezzi dei biscotti, che prendono sempre più forma.

I biscotti vengono  messi in una teglia in forno e si aspetta impazienti la cottura.

Mi sono cimentata con impegno insieme ad Anna nella realizzazione dei biscotti, ma devo dire che metterci mano, è stato fortemente terapeutico, rilassante.

I biscotti pronti prima di essere infornati

 Durante la cottura dei biscotti, siamo tornate ad occuparci del pane, che lievitato era pronto per essere infornato.

Il pane lievitato

Tra biscotti e pane in forno, non riesco a descrivervi il profumo che si è diffuso nella cucina, un tepore olfattivo delizioso.

Cotti sia i biscotti e poi il pane, la merenda era tutta lì pronta calda calda;  i biscotti prodotti erano deliziosi, ma anche il pane condito parte con olio biologico, pomodoro e parte con marmellata di amarene rimasta non era niente male, anzi era una goduria pazzesca.

pane cotto

Questo laboratorio è stato tutto questo, ma è stato soprattutto condivisione, risate, intimità, mani che si aiutavano, consigli, creatività, tradizione, cuore e senso della rete tra tutte noi lì presenti.

Biscotti pronti

E’ stata un’esperienza molto bella, che  consiglio e spero di rifare.                                

Spero di tornare presto in val d’Itria e nella mia bella Puglia, terra delle mie origini, terra da scoprire, dove ogni provincia parla a sé, dove la gente è cordiale e ha voglia di accoglierti; dove la natura è dai colori accesi e il profumo dell’aria sa di terra rossa e ulivi.

Olive biologiche conservate con tecnica antica: calce e cenere

Vi condivido un link sulla realizzazione dei biscotti di Ceglie, per provare a realizzarli.

Ringrazio Elvira e Anna Vitale per questo bel pomeriggio esperienziale regalato a me e mia madre,  e ringrazio Daniela Trisolino per questa bella situazione che è riuscita a trovarmi,  è stata proprio come la cercavo, è stato un angolo di vita domestica cegliese da accogliere  e portarsi a casa.

I melograni

 

Vuoi il vero pan biscotto polesano? Lo trovi al Panificio Domeghetti

La mia passione per i viaggi mi porta spesso  a scovare realtà agroalimentari e non solo in giro per l’Italia, ma  anche nel luogo dove vivo mi ritrovo a contatto con tipicità territoriali di tutto rispetto.

La terra polesana possiede vari prodotti locali, igp e dop di indubbia qualità; accanto  a queste perle ci sono prodotti tipicamente polesani come il pan biscotto.

La realtà che ho trovato legata al pan biscotto e di cui vi voglio raccontare è il Panificio di Domeneghetti di Loreo (Ro).

Questo forno mi è stato indicato dietro una mia richiesta di una realtà artigianale e umana.

Così è stato l’incontro con Roberto e Roberta Domeneghetti, fratello e sorella che gestiscono il forno di famiglia, appartenuto prima al padre e prima ancora al nonno. L’attività appartiene alla famiglia dal 1957.

Quindi il panificio è un’attività di circa 60 anni di produzione.

Sono stata accolta da Roberto con le mani in pasta nel vero senso della parola e da Roberta, più impegnata nella gestione del punto vendita e nel contatto con il pubblico .

 Il forno non produce solo pan biscotto, ma anche panficati vari, grissini, impasti integrali e con lavorazioni attente  alle ricerche alimentari vegane o con ingredienti salutari come la curcuma.

Durante la mia visita ho avuto il piacere di vedere i ragazzi ( uno dei due è il figlio di Roberto) addetti alla produzione del pane all’opera, ho potuto annusare l’odore di farina, vedere le mani all’opera, osservare i vari  tipi di panificati in produzione, capire come sia l’organizzazione di un forno nel backstage nella routine quotidiana.

Ho potuto osservare e godere della famigliarità nel punto vendita antistante il laboratorio di produzione, dove Roberta fa da padrona.

Il forno Domeneghetti è un punto di riferimento per la spesa delle famiglie del paese, la posizione del forno agevola poi le spese quotidiane della comunità, il negozio è in pieno centro del paese.

Il forno partecipa alle iniziative locali per promuovere il suo pan biscotto e tutte le sue creazioni, tra le quali la festa del pane di Loreo che si svolge ogni anno verso fine Giugno.

Il punto vendita è aperto tutte le mattine dal Lunedì al Sabato mattina.

I prodotti dell’azienda vengono venduti anche in altre località polesane come Rosolina, Porto Viro o Volto.

Una cosa interessante è stata notare che nel punto vendita è possibile trovare una serie di prodotti polesani, il senso della rete con altre realtà locali come per il riso del delta o la polenta gialla e bianca.

Mi è piaciuto apprendere dai racconti di Roberta alcuni aneddoti legati al pan biscotto e alla sua forma circolare, che era fatta appositamente in questo modo per essere infilata nella cinture dei contadini o lavoratori e  essere disponibile facilmente per essere  mangiata nei momenti di pausa.

Come canali di comunicazione il forno possiede la pagina Facebook e i contatti telefonici del punto vendita e dei due fratelli Domeneghetti.

Potete trovare i prodotti del Forno Domeneghetti presso il punto di vendita, dal pane fresco, al pan biscotto, a grissini e pizze e panificati di qualità.

Ora non manca che andare a conoscerli e assaggiare le golsosità che qui potete trovare.

Grazie alla famiglia Domeneghetti per l’ospitalità e la disponibilità ricevuta per conoscere il vostro forno, la vostra produzione e il famoso pan biscotto di Loreo.

Il pan biscotto racchiude la semplicità del territorio polesano a tavola, dove basta poco per creare condivisione, buona tavola e aggregazione.

Mi piace promuovere i sapori territoriali, perché credo che da lì possiamo provare a  ripartire per trovare contatto con il territorio, tornando alle origini, rincontriamo i veri valori e chi ne è portavoce, andando in contatto con chi li concretizza tutti i giorni con fatica e passione.

Quattro chiacchere con Patrizia Seren dell’Alveare di Patty di Rovigo

L’articolo che a cui mi piace dare spazio oggi è l’intervista che ho fatto alla nostra Patrizia Seren, una donna carichissima di energia a capo dell’Alveare che dice sì di Rovigo.

L’alveare di Patty di Rovigo è una bella realtà che fa parte della rete nazionale dell’Alveare che dice sì.

L’Alveare nasce in Francia nel 2011 come idea  per tornare a dare valore ai vecchi mercati rionali dove il cittadicno si incontrava con il produttore, ed è un sistema che permette a tutti coloro che sono animati dall’esigenza e attenzione al mangiare sano, di acquistare on line prodotti di qualità e autentici da produttori locali e regionali che sono inseriti e gestiti dall’alveare a cui fanno capo.

Ogni settimana in un giorno stabilito viene aperta la piattaforma per  l’acquisto di prodotti inseriti settimanalmente nel paniere pronti per essere acquistati.  Una volta fatta la scelta e convalidato l’acquisto si attende la chiusura della vendita e nel giorno stabilito si può andare alla sede dell’alveare per poter ritirare quello che si è comprato  avendo così la possibilità di conoscere personalmente   anche i produttori lì presenti.

La cosa buona è sia di poter acquistare comodamente da casa ( tra tutti gli impegni che si hanno ) che di poter acquistare prodotti a km 0 di qualità del territorio circostante o di altri produttori legati a zone tipiche  Italiane anche se  un po’ distanti, tutte aziende che sono state visitate dai singoli gestori che ne hanno valutato la bontà sia in termini di condivisione etica del progetto, che di bontà  del prodotto stesso. Tutto ciò è poi ritirabile nel punto di distribuzione dove convergono tutte le aziende che partecipano al progetto   senza dover andare singolarmente dai vari produttori, che possono essere distanti l’uno dall’altro. Questo modello di Comunity e di incontro da modo di poter parlare con i produttori e capire la tipicità di quello che è acquistato e soddisfare la propria curiosità umana.

La sede nuova dell’alveare da fine anno non sarà pìù presso il DuomoLab dal quale era partito il 14 Giugno del 2017 insieme a Giorgia Lavezzo, ma si rinnova con nuovo mone e nuovo punto di distribuzione diventato appunto l’Alveare di Patty in questo fine 2018.

Ogni alveare in base al territorio a cui fa capo, riunisce aziende scelte  e visitate dal gestore dell’alveare.

Dalle parole di Patrizia si capisce ci saranno molte novità per il 2019; la sede nuova per prima cosa permetterà logisticamente di avere più spazio per il parcheggio per i clienti, rispetto alla zona in , centro storico. Inoltre la location che unirà alle iniziative da Alveare a quelle ludiche, essendo la sede dell’associazione no profit di modellismo Rovigo Slotcar club.

Ma ora veniamo all’intervista con Patrizia all’alba dell’inaugurazione della nuova sede dell’Alveare di Patty.

La sfida è iniziata nel 2017 con l’alveare in terra Polesana prima ad Adria, poi Patrizia si è spostata a Rovigo.

La passione e attenzione di Patrizia per la vita della campagna, per l’ambiente e l’alimentazione sana viene intanto dalla sua famiglia di origine, Patrizia è cresciuta in campagna.

In seguito ha svolto anche un lavoro da tecnica addetta alla qualità.

Nell’avventura dell’Alveare è “finita” curiosando, cercando informazioni su internet, andando a trovare le aziende, semplicemente animata da entusiasmo e anche un po’ di sana faccia tosta.

Patrizia si è occupata personalmente della ricerca e scelta dei produttori presenti nella lista di quelle si possono trovare nel “paniere” dell’alveare, nel tempo sono cambiati, rimescolati e si sono instaurati tanti bei rapporti di amicizia con alcuni.

Il bello è quello poi, il bello sono il crearsi dei rapporti umani tra persone che hanno gli stessi valori, la stessa matrice umana.

Quello che Patrizia coglie nello stare a contatto con i produttori del territorio polesano e non solo, è la competenza tecnica che hanno nella produzione, ma il minore tempo che riescono a dedicare all’aspetto della comunicazione e del marketing della propria azienda o dei prodotti.

Anche in questo aspetto l’alveare può contribuire, oltre alla loro promozione sui canali che possiede ( sito, pagine social) , tramite l’organizzazione di eventi come cene con piatti realizzati con prodotti a km 0 delle aziende.

Per l’anno che verrà come diceva il grande Dalla, Patrizia promette e parla di tanti progetti in pentola, ma giustamente non si espone, la suspence ha sempre il suo effetto.

C’è molto di Patrizia in questo progetto che segue, c’è tutto di lei e condivide la forza, l’umiltà, il coraggio dei produttori e soprattutto li sa capire perchè proviene dallo stesso mondo e lo rispetta.

Quello che posso consigliare di provare a dare un occhio alla piattaforma dell’alveare di Patty e informarsi su cosa sia questo progetto. Poi capire se c’è la curiosità di provare a fare una spesa, scegliere qualche azienda presente nel paniere settimana settimana e un Mercoledì sera andare a ritirare la propria spese e lì vedere cosa accade umanamente dagli incontri che si fanno.

Cosa accade sulla tavola assaporando questi prodotti rispetto a quello che acquistiamo nei supermercati, cosa migliora  nella nostra salute, e soprattutto il diritto di scegliere la nostra spesa secondo le nostre necessità senza necessità senza essere sucubi dei continui messaggi sublimianali che  ci sommergono nell’entrare al supermecato e che ci portano a riempire il carrello di prodotti non necessari.

Dalle parole di Patrizia arriva che la tendenza di attenzione a questo tipo di realtà virtuali nei giovani è più spiccata, l’acquisto on line riesce più facile. Ma non non è detto non possa coinvolgere altre fasce di età, visto che ormai l’uso di internet è sempre più comune.

Sottolineando che non si tratta solo di un acquisto on line e punto.

C’è’ molto di più dietro.

Patrizia si rende conto che la mentalità polesana dei clienti è un po’ restia a farsi coinvolgere da progetti del genere, ma non demorde e continua a credere con giusta causa al progetto dell’Alveare di Patty.

I momenti di sconforto ci sono stati, ma la voglia di dare respiro a qualcosa di corale, non individuale che si muove per il bene comune, la anima e le dà forza.

Che dire, provate ad aprire la mente e il cuore e provate a seguire l’Alveare di Patty sul sito iscrivendovi in modo che ogni settimana riceviate una mail che vi aggiorna su cosa potreste acquistare. E’ tutto molto semplice e chiaro, cadenzato. Bisogna come tutto provare e poi giudicare e farsi una propria idea.

Ma sono convinta non rimarrete delusi, scommettiamo?

L’Alveare di Patty ha inaugurato la sua sede il 2 Dicembre 2018 in via Chiarugi 76 a Rovigo, ogni Mercoledì sera nel tardo pomeriggio troverete Patrizia lì, magari fate un salto lì per conoscerla, con amore e entusiasmo risponderà a tutte le vostre domande e curiosità.

Condivido e promuovo con piacere questo progetto di corale attenzione per una corretta alimentazione, rispetto dell’ambiente, della tradizione contadina, dei valori sani e belli; diciamolo la gente che lavora a contatto con la terra e i prodotti che ricava dalla terra è gente serena e con tempi di vivibilità più saggi e felici 🙂 .

Perchè non farsi coinvolgere da tutto ciò? Il massimo che può fare è giovare gravemente alla salute 😉 .

Pasticceria Patti: puoi toccare il cielo con il palato? Qui accade

Una delle cose più belle che ho mi sono trovata ad apprezzare durante i miei viaggi con lo zaino sono le realtà locali che ho avuto il piacere di incontrare e conoscere. Durante l’ultimo viaggio fatto in Sicilia, lungo la costa sicana ho incontrato nel comune di Favara (AG) la Pasticceria Patti, un vero gioiello dell’arte pasticcera siciliana tradizionale.

La Pasticceria Patti si trova nel centro del comune di Favara e qui ho avuto l’onore di fare colazione con i miei compagni di viaggio una mattina durante il cammino. La colazione è stata un viaggio nel mondo dei sensi, attraverso sapori semplici, locali e indimenticabili. Se la colazione è stata un ricordo indimenticabile non lo è stato da meno la visita al laboratorio della Pasticceria Patti, dove tutto ciò che viene prodotto è a vista dei visitatori e viene svelato senza maschere. Questa è una cosa che ho apprezzato molto come la modalità che i componenti della famiglia ha avuto con il gruppo.

Ma ora arrivo a raccontare qualcosa di questa realtà pasticcera.

La Pasticceria Patti è un’azienda famigliare che tramanda l’arte pasticcera da tre generazioni. Tutto partì quando nel 1919 il nonno Nini iniziò a lavorare a 16 anni nel “Caffè Amico” come pasticcere usando il forno a legna; nel 1960 rilevò il bar diventandone proprietario e cambiando il nome in “Caffè Patti”.

Intanto il figlio di Nini, Salvatore decise di intraprendere gli studi universitari lavorando nel contempo con il padre. Ma la vocazione famigliare ebbe la meglio e lasciò tutto per dedicarsi all’attività di famiglia.

Da qui il Caffè Patti diventa un luogo dove si tramanda la passione per i sapori autentici di generazione in generazione. Ruolo fondamentale hanno avuto e hanno le donne della famiglia: nonna Lucia che ha sostenuto agli inizi il nonno Nini dedicandosi alla cassa, dopo anche la moglie di Salvatore ha deciso di accogliere la possibilità di lavorare  a contatto diretto con creme, biscotti e cannoli. Poi è stata la volta delle figlie Simona e Daniela, per arrivare ai piccolini di casa, Viola e Valerio che sono già predisposti all’arte di famiglia.

Tutti i prodotti realizzati nel Caffe Patti sono realizzati con prodotti a km 0 de territorio come pistacchi, vino della loro campagna per la lavorazione dei cannoli, i torroni vengono fatti a mano, i limoni per le granite vengono raccolti in campagna, uova fresche.

 

Le ultime generazioni come Daniela si sono interrogate ,finchè non hanno iniziato a mettere le mani in pasta nel laboratorio, se non sarebbe stata necessaria un’innovazione dei prodotti tradizionali, vedendo la linea dei dolci sullo stile americano nelle vetrine, tutti coloratissimi e invitanti.

Ma quando Daniela ha visto con i suoi occhi il valore di portare avanti i prodotti autentici della tradizione, ha capito quanto sia importante preservare questo e non accodarsi alle esigenze o trend del mercato; la cosa che conta è mettere in primo piano ciò che è il punto forte di questa pasticceria, la tradizione e la semplicità.

La clientela della pasticceria negli anni è cambiata come le generazioni che si sono succedute nella pasticceria, ma ai nostri giorni la presenza del Farm Cultural Park a Favara, ha cambiato il tipo di turisti nel paese e quindi i clienti del Caffè Patti, che provengono da ogni dove e questo crea stimoli nuovi.

Il Farm Cultural Park di Favara è una realtà che consiglio a tutti di vedere, un progetto di riqualificazione urbana, sociale e culturale che racchiude tante chiavi di lettura interessantissime.

Il bello del caffè Patti è l’apertura del suo laboratorio a tutti, con la volontà di condividere e far conoscere cosa c’è dietro tutte le creazioni dolciarie realizzate: c’è qualità, c’è passione, c’è rispetto della tradizione, c’è cura del dettaglio e dei prodotti del territorio, c’è la forza di una famiglia e c’è la prospettiva di mantenere salda nel futuro la storia  di Caffè Patti, con il coraggio di rimanere sé stessi.

Il bello del laboratorio a porte aperte è che puoi riempirti da solo magari un cannolo appena fatto!

Tra i dolci prodotti, una perla del Caffè Patti è la Pasta Elena, dolce antico della tradizione agrigentina realizzato per la venuta della regina Elena di Savoia, consorte di re Vittorio Emanuele III in Sicilia. Da lei prende appunto il nome, si dice che quando assaggiò questo dolce apprezzo molto.

Pasta Elena è da provare, è sublime; per assaggiarlo che potete fare? Semplice andare a fare un viaggio nella provincia agrigentina e andare a Favara. Il bello si nasconde in posti impensabili, la provincia agrigentina nel suo essere ancora molto sconosciuta è meravigliosa, da scoprire se la voglia di conoscere è la forza che fà da traino.

Ringrazio con tutto il cuore Daniela Patti che mi ha aiutato nel redigere un articolo che mettesse in luce la storia della sua famiglia. Ringrazio Emanuela Colombo per le foto che ha scattato per me e per il mio articolo, hai dato luce e realtà tramite immagini a questa bellissima azienda famigliare siciliana.

Vi rinnovo il consiglio di visitare questo angolo della terra magica siciliana, qui a Favara Daniela e la sua famiglia saranno lieti di farvi assaggiare e conoscere i tesori della loro produzione.

Per contattarli potrete farlo sulla loro pagina Facebook o al numero 092231023 o trovarli in V. Emanuele 61/63 a Favara (AG).

Startup Biorfarm srls: dal produttore al consumatore con un click!

Se vi dicessi che è possibile adottare un albero mi credereste?

Esiste una startup che lo permette e si chiama Biorfarm srls; guardando il sito è possibile capire quali novità e originalità contenga questa realtà, che mi sento di promuovere.

Biorfarm srls è la prima comunità agricola virtuale nata per rivoluzionare la relazione tra le persone ed il cibo che portiamo sulla nostra tavola. E’ fondata su due pilastri, i piccoli produttori e i consumatori finali, con la volontà di voler far riscoprire il contatto con la natura, valorizzando la qualità e le tradizioni di piccoli agricoltori biologici garantendo allo stesso tempo la creazione di un sistema più sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale.

In pochi passaggi mi sono iscritta al sito internet; una volta iscritta ho potuto scegliere quale albero adottare o regalare tra gli agricoltori presenti e ho creato il mio campo digitale. Ho scelto un albero di limoni, situato nella bella terra siciliana a me cara; ora posso monitorare la crescita e la coltivazione dei frutti, ordinarli a domicilio o andare a raccoglierli presso l’azienda stessa; consumati i prodotti  arrivato posso riordinare dal mio albero nei periodi di raccolta.

Una volta scelto l’albero, la somma che si paga, copre la manutenzione dell’albero durante tutto l’anno e l’invio della raccolta di quell’albero. Condizione di vendita

I vantaggi di Biorfarm sono molteplici:

  1. a disposizione puoi scegliere frutta di alta qualità freschissima prodotta da agricoltori biologici selezionati;
  2. puoi avere frutta di qualità ad un prezzo giusto sia per te sia per il produttore;
  3. puoi disporre di prodotti direttamente dal campo alla tavola nel giro di 24/48 ore in base alla fase di produzione del prodotto scelto;
  4. il frutto ordinato proviene solo da aziende biologiche certificate e controllate da Biorfarm.

Le spedizioni della frutta vengono fatte in scatole con attenzione all’aspetto ambientale, quindi sono biodegradabili e smaltibili in tranquillità nel cartone o plastica.

Ho optato per i limoni  di Marsala (Tp), perchè quella siciliana è una terra che ho nel cuore dopo due viaggi compiuti aa fine 2017. E’ una terra che adoro e mi piace sostenerla e promuoverla, è una regione con odori e atmosfere magiche.

I limoni dell’azienda agricola Giambanco di Marsala sono spettacolari. Il succo è gustoso e profumato e non è acido come quello dei  limoni comprati al supermercato, la cui genuità e salubrità sono discutibili.

E con tutti questi limoni si possono fare spremute, assaporare l’acqua da bere, marmellate…e…?

Io ho deciso di fare un bel limoncello!

Ho trovato un video tutorial semplice su come si faccia il limoncello ve lo condivido con piacere Ricetta Limoncello ; guardatelo e lasciatevi trascinare dalla mia onda da alchimista.

E …salute 😉

Le orecchiette fatte a mano: quanto c’è del mio essere pugliese nel farle?

Oggi mi va di scrivere qualcosa su un prodotto tipico del territorio che mi chiama in prima fila : le orecchiette pugliesi o “cicatill’😊 detti alla lucerina.

Le orecchiette sono in tutta Italia e non solo, il simbolo della Puglia,  terra di ulivi secolari, terra rossa, di tradizione, arte, buona cucina, bel mare e soprattutto bella gente.

Ma perchè ve ne voglio parlare?

Da essa traggo le mie radici e ne vado fiera😊.

Recuperando la tradizione delle orecchiette fatte a mano, è come ripartire dalle origini.

Infatti nei miei ricordi da bambina ci sono:

  • l’immagine di mia nonna che ne faceva a dozzine con una pazienza enorme;
  •  l’odore della pasta che lavorava nella preparazione;
  •  il rumore del coltello che tagliava i pezzetti di semola lavorata e quel gesto dove con arte il pezzetto sul pollice diventa orecchietta;
  • c’è il gusto di tutte le orecchiette che mangiavo crude appena fatte e che rubavo sui vassoi che mano mano si riempivano.

In quei ricordi c’è mia nonna, c’è mia madre oggi, c’è la tradizione, c’è la terra, ci sono le radici.

Ho iniziato da poco tempo a farle, ho sentito la voglia davvero di mettermi alla prova e riprendere quel filo con la tradizione femminile pugliese.

E quando ti metti alla prova non è per nulla facile, dalla lavorazione della pasta, al mal di schiena e alle gambe per lo stare in piedi, agli occhi che si gonfiano a forza di fare lo stesso gesto ennesime volte.

Ma oltre questo cosa c’è? C’è molto altro:

  •  capire tutto l’amore  che mia nonna, mia madre, ogni donna ci mette nel prepararle;
  •  la fatica,  c’è la speranza che piacciano;
  •  la voglia di regalare qualcosa fatto a mano;
  •  la soddisfazione di vedere ciò che hai realizzato;
  •  il piacere del  sentire il calore della pasta che sotto le mani durante la lavorazione si ammorbidisce piano piano;
  •  la famiglia, il calore, la tavola imbandita, l’amore.

Infine in tutto questo c’è la donna in viaggio in me, che sta andando verso una nuova direzione.

Ecco qui la ricetta tipica pugliese da fare con le orecchiette presa da GialloZafferano.

E buon appetito!

Tarallucci e Vino: perchè proprio questo nome?

Non è stato immediato per me scegliere che nome dare  al mio sito.

Non è stato semplice trovare un nome che mi rappresentasse e nello stesso tempo mi facesse apprezzare la trasmissione di valori sani e positivi.

Come ci sono arrivata allora a queste due parole?

Cercavo parole leggere e calde assieme; poi si è accesa la lampadina nella testa e ho pensato: perchè non accostare  le due terre che rappresentano la mia natura ibrida?

Sono nata in Veneto a Rovigo, ma sono di origini pugliesi, i miei genitori sono entrambi pugliesi di Lucera (Fg).

E da lì mi sono venuti in mente due prodotti, che sono protagonisti sulla tavole di queste due regioni: i taralli per la Puglia e il vino per il Veneto.

Sono due prodotti che rappresentano la semplicità, i sapori genuini, il senso dello stare assieme e del fare due chiacchere condividendo confidenze, i profumi e le atmosfere calde.

Poi c’è un detto in Puglia , che dice ” Buttala a tarallucc e vin”, cioè quando una situazione genera un pò di tensione o di difficoltà, per sdramatizzare la si butta in leggerezza, cercando di dialogare davanti a un bicchiere di vino e qualche tarallo, così che la soluzione viene poi da sè.

“Tarallucci e vino” è poi evocativo di calore, di convivialità, di immagini di esperienze piacevoli e di racconti, come il mio blog, un diario fotografico di viaggi dove fanno da padrone i piatti e i prodotti del territorio italiano e i produttori dei prodotti, con le loro storie umane, di coraggio e racconti di fatica, ma storie di vita.