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Vigna degli estensi, la mescolanza realizza un’eccellenza marchigiana da degustare nel calice

Tra colline dell’entroterra del senigalliese, nella località di Roncitelli, una coppia di coraggiosi ferraresi ha deciso un po’ di anni fa di cambiare vita e creare bellezza nelle Marche, creando eccezione, qualità e un approccio “estense” alle cose.

D’altronde Stefano e sua moglie hanno deciso di imprimere la loro origine nel nome aziendale. Appunto la “Vigna degli Estensi”.

Dalla lunga chiacchierata con Stefano Bondanelli ho avuto modo di conoscere la sua storia, umana e professionale.

Stefano si è formato in enologia a Cesena sotto l’ateneo di Bologna, ma faceva tutt’altro prima. Era un geologo come formazione universitaria, poi però si è messo in gioco nel mondo lavorativo dell’informatica in varie sfaccettature. Per un periodo si è avvicinato al gis applicando l’informatica al mondo della terra.

Poi passati i 40 anni si è appassionato al mondo del vino, ha fatto i tre livelli di formazione del corso di sommelier e da lì non si è più allontanato, è stato amore, è nata una passione enorme, di quelle ti fanno cambiare vita.

Racconta che il vino a casa c’è sempre stato, a casa con il padre non c’era una conoscenza tecnica ma  sicuramente una propensione all’uva di Bacco sì.

A un  certo punto Stefano, stanco della vita che faceva, ha voluto ricominciare, studiare e a ragionare sulla sua Follia.

Sono passati vent’anni dalla scelta di Stefano, 15 dalla venuta nelle Marche, era il 2011. Nel 2009 lui assieme alla moglie ha scelto il pezzo di terra che poi hanno deciso di acquistare; hanno deciso di partecipare a dei bandi di finanziamento regionale con il loro business plan e uno dei bandi,  l’hanno vinto inaspettatamente.

Hanno iniziato, appena acquistato a piantare la vigna e poi nel 2011 hanno sviluppato il progetto; hanno poi creato la cantina sotto terra, l’abitazione e il punto vendita.

Intanto Stefano e la sua famiglia intera si è trasferita nelle Marche, andando in affitto. Stefano si è licenziato e la moglie ha chiesto il trasferimento con la mobilità nella scuola. Diciamo che la moglie di Stefano è stata più “folle” del marito in senso positivo, l’ha seguito per realizzare un sogno di vita personale, che poi è diventato un progetto di famiglia.

Senza di lei, dell’audacia della moglie, Stefano non avrebbe fatto il salto. Questa cosa è bellissima e sintomo di grande fiducia nell’altro.

Stefano ha avuto sicuramente nel suo percorso di crescita della cantina Vigna degli Estensi, delle fortune, come quella di essere seguito da un tutor d’eccezione a livello enologico regionale, che l’ha educato  a livello tecnico dalla prima vendemmia e questo per lui è stato fondamentale.

Un tutor che è poi diventato un caro amico.

Con le vendemmie in azienda sono partiti fin dall’inizio e questo non è scontato.

Oggi sono arrivati ad avere ben 9 tipi di bottiglie, tra rossi e bianchi sono delle scelte di cuore, più che di marketing, perchè seguire tutte le linee è sicuramente impegnativo, ma a Vigna degli estensi ce la mettono tutta per dare il miglior risultato di qualità.

La crescita di avere un’azienda di questo genere, piccolina, artigianale, con la ricerca di un certo tipo di qualità, ha bisogno di farsi conoscere sul territorio e cerca una potenziale clientela da raggiungere, e tutto ciò passa tramite l’importanza del marketing e della comunicazione commerciale.

All’inizio Stefano pensava potesse essere principalmente la qualità ad attirare clientela, poi nel tempo sopratutto durante il covid, dove l’online e gli acquisti sono impennati, ha capito l’importanza di affidarsi a chi si occupa di comunicazione per avere dritte e consigli di come muoversi. In quel momento l’aiuto di una agenzia di marketing è stata fondamentale per imparare a capire come raggiungere dei potenziali clienti, hanno aiutato i social ed ha aiutato il sito, curare Google e raccogliere tante buone recensioni. Quelle nel lungo termine sono un buon biglietto da visita.

E da lì alcune cose sono cambiate, affinate, migliorate.

L’ecommerce può aiutare, ma non può essere risolutivo per le vendite di una piccola azienda, Stefano mi racconta che se va bene, riescono a vendere una scatola al mese, ma diciamo che è uno strumento comodo con sumup ,non ha costi, per cui sicuramente può essere utile.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale secondo il nostro produttore può essere uno strumento utile sia nella comunicazione, che nella gestione della clientela, per definire come raggiungerla, che tono avere, che taglio dare al marketing nelle mail o nelle risposte nei vari target di potenziali acquirenti.

Nella produzione di vini a Vigna degli estensi arriviamo a 8 tipi di bottiglie, 4 rossi e 4 bianchi e una bollicina rosata, arrivato nel 2017.

Tra i bianchi due chicche che Stefano ha deciso di realizzare sono il Fiano e il Verdicchio. Il Fiano è un vitigno campano, che però è ammesso in Regione Marche come produzione e sono solo in tre a realizzarlo. Stefano è stato il primo a realizzarlo però in Regione e gli ha dato una connotazione particolare.

Il Verdicchio non è un’eccezione come vino nel territorio marchigiano, ma con Vigna degli estensi lo è la provenienza del vitigno. Castelleone di Susa, paese in una bellissima vallata al confine tra la provincia di Ancona  e Pesaro, dove esistono i resti di una antica città romana. Suasa era il suo nome. La scelta in questa zona è stata fatta perchè qui il Verdicchio è una doc, questo antico vitigno degli anni ’70 è stato luogo della prima vendemmia aziendale. Il terreno in questa zona è stato prima affittato e poi acquistato.

All’inizio da parte della comunità di Roncitelli c’è stata della diffidenza nei confronti di Stefano e della sua famiglia, essendo esterni al territorio, ma poi Vigna degli Estensi e la sua “emilianità” si è fatta saper ben accogliere.

Per quanto riguarda lo spazio della cantina, la conservazione del vino viene conservato serbatoi di acciaio sia per il vino bianco che per il vino rosso, sono tutti collegati all’impianto.

Per la fermentazione per Stefano il barrique, che ha in cantina, ha senso relativo, non fondamentale, puntarci tutto può essere eccessivo. Per lui il migliore è il rovere francese, per il gusto che rilascia.

Scegliere la provenienza del rovere influisce sulla porosità, sul vino.

C’è un contenitore di terracotta in cantina, ma Stefano non lo ha ancora messo in uso. L’ha preso in Toscana nella zona di Impruneta, ha scelto quella di ghiara, terracotta nuda così ci può essere l’interazione con il materiale, ora sono abbastanza di moda. Come vantaggi ha la dote di mettere in atto uno scambio veloce, a contatto direttamente sul vino, nella prima parte  fa maturare velocemente. La prima parte è veloce, poi si ferma li, va avanti tre mesi e poi basta.

Solitamente il vino della terracotta Stefano lo usa per fare blend, poi va in acciaio per realizzare il suo vino di qualità.

Nelle botti la temperatura è quello dell’ambiente esterno, nella parte sottostante della cantina è come quello esterno ma si mantiene costante, tanto che il climatizzatore giù non è servito, l’ha spostato. Nel 2011 hanno costruito tutto,  cantina solaio, casa terrazza. Il costo importante è stato anche l’impiantistica.

Una cosa se vogliamo dire romantica è stata la scelta del “locus” dove generare l’azienda, la scelta è caduta sulla zona della doc della lacrima, il tipo di vino ha trainato tutto; poi Stefano ha scelto Senigallia, o comunque Roncitelli, perchè la zona è turistica e sicuramente ha il suo ritorno su un’attività legata all’importanza di avere una clientela che crede e investe sul tuo prodotto o comunque lo apprezza.

Tornando al vino, una particolarità è stato anche scegliere per i vini, i nomi di tipo greco per i vini bianchi e quelli latini per i vini rossi.

Una vera nota di qualità è la Lacrima di Vigna degli Estensi, doc del territorio in cui l’azienda si trova.

Stefano è riuscito a realizzare una lacrima con un tipo di tannino importante, per cui  ha capito che è più consigliabile non metterlo sul mercato prima di un anno, per cui si va da un anno per il tipo di lacrima più semplice,  a quattro anni per quello più evoluto.

Come promozione la cantina soprattutto dalla primavera all’estate organizza eventi in cantina o degustazioni con prenotazioni per italiani e stranieri; ci sono tra gli eventi le cene in vigna in vari momenti cadenzati della vita agricola, come la trebbiatura associata alle lucciole, la notte di San Lorenzo, lo yoga in vigna e tante altre idee.

Durante le cene possono essere somministrati solo prodotti del territorio marchigiano e tutte cose confezionate, non c’è la preparazione in azienda, in quanto non è un agriturismo. Tutto secondo i protocolli corretti e definiti dalle linee guida regionali.

La realtà di Vigna degli  Estensi è una piccola realtà che nel tempo è cresciuta e ha saputo dimostrare si sapersi creare il suo posto nel panorama enologico sia della provincia di Ancona, ma anche a livello regionale.

Stefano ha dimostrato come un sogno possa diventare realtà, anche se con sacrifici e tante rinunce. Ma Vigna degli estensi, inserito anche nel gruppo dei Vignaioli indipendenti  e presente in molti eventi enologici importanti della zona, un baluardo di preziosa eccellenza.

Vi consiglio di visionare il loro sito web, i social Facebook e Istagram per essere aggiornati sulle novità che vengono inserite o anche sugli eventi aziendali.

Ma la cosa migliore che consiglio se abitate in zona o siete in viaggio dalle parti di Senigallia è andare a trovare Stefano in azienda, magari prendendo contatti prima, lui saprà accogliervi con sua moglie come ha fatto sempre con me.

 

 

 

 

 

Miele Marinangeli, la poesia scritta nel sogno le mani di un miele di qualità.

Questa volta vi voglio narrare di una storia aziendale dolce, dove il miele e le api di Lorenzo sono le protagoniste. La nostra storia è ambientata nelle Marche, a Monte San Vito (An).

Lorenzo Marinangeli è sicuramente un coraggioso essere umano che produce miele, mettendo al primo posto il benessere delle api ed il rispetto per l’ambiente.

 

Dopo una laurea triennale in Economia del Territorio e del Turismo, ha deciso di cambiare settore e dal 2010 si occupa di miele e di api, con dedizione, passione e sperimentazione, cercando di ottenere prodotti di qualità.

La passione per le api nasce per pura casualità, sicuramente in un momento di ricerca, soprattutto interiore.

Mi ha confidato però di aver avuto in famiglia uno zio che produceva miele per “casa” parecchi anni addietro.

Successivamente, ha avuto modo di apprendere le tecniche necessarie per affrontare un lavoro così difficile da un apicoltore professionista molto in gamba.

La produzione di miele in questi anni è cambiata, di solito si iniziava ad Aprile per proseguire poi tutta l’estate; successivamente, per problemi legati al clima e non solo, queste condizioni si sono stravolte e hanno obbligato gli apicoltori a modificare, nel tempo e nelle metodologie, le operazioni di raccolto delle varie fioriture.

La sua rete di alveari ha una distribuzione sul territorio abbastanza ampia, perché la sede principale è a Monte San Vito, ma arriva fino ad Acquasanta Terme nell’ascolano, nelle zone costiere del senigalliese e nel primo entroterra marchigiano, nei comuni di Mergo, Rosora e limitrofi.

In base al tipo di miele che vuole produrre, sceglie delle zone salubri per fare prendere la “residenza” alle sue api per l’impollinazione.

Ha circa cinquecento alveari per la produzione di miele e altri prodotti dell’apicoltura.

La tipologia di miele dipende dal periodo dell’anno e dal territorio in cui viene raccolto.

Ci sono poi le indagini chimiche che si possono fare per capire la composizione del miele.

Il nettare, che successivamente le api trasformeranno in miele, viene raccolto dai fiori; la melata invece è data da quello che vediamo di appiccicoso sugli arbusti e/o sulle piante, quella è la melata o miele di melata.

Il miele è composto principalmente da due zuccheri semplici: fruttosio e glucosio; più alta è la percentuale di fruttosio più il miele tende ad assumere anche nel tempo una consistenza liquida (acacia e castagno su tutti).

Il miele non ha una vera data di scadenza, bensì un termine massimo per il suo consumo, che tendenzialmente si aggira intorno ai ventiquattro mesi dalla data di produzione; dipende poi da come viene conservato, il miele infatti odia la luce e le temperature troppo elevate.

Durante la mia visita aveva miele di castagno, acacia, millefiori e aceto di miele.

Una volta raccolto il miele, lo porta nel laboratorio a Monte San Vito dove ha tutti macchinari per la sua estrazione e confezionamento. Inoltre, produce aceto di miele; un prodotto mai assaggiato prima, gustoso ed interessante!

Viene prodotto a partire da una miscela di acqua e miele con l’aiuto di lieviti e batteri acetici; ci tiene a precisare che l’aceto prodotto in maniera artigianale impiega circa diciotto mesi di tempo per essere pronto. Lorenzo mi ha raccontato durante il nostro incontro che l’aceto di miele è stato il primo aceto ad essere creato dall’essere umano nell’antichità, il che lo avvale di un valore aggiunto e di un fascino ancestrale. 

 

Lorenzo è una persona umile che si considera uno che deve ancora imparare, che ha ancora molto da fare; è uno dei pochi sul territorio che lavora e si impegna in maniera anticonvenzionale.

Non è molto orientato al modello di comunicazione odierna, che sfrutta in maniera sistematica i social media; lui è più per il passaparola, per i contatti umani sinceri, per il lavorio quasi segreto ed instancabile.

Questo per lui non è un limite, ma una scelta.

Una scelta dedicarsi solo alle sue api, vederle cambiare nel tempo, affrontare insieme a loro le stagioni ed i cambiamenti.

Insomma, una sorta di altra famiglia per lui. Di grande affetto.

Io consiglio di visitare il sito web dell’azienda (www.apicolturamarinangeli.it) e di andarlo a trovare, perché la specialità è sempre nell’incontro, nello scambio di sguardi, nelle strette di mano e nel feeling a pelle e Lorenzo lascia tutte buone sensazioni addosso, merita un articolo di Blog, merita di essere promosso.